QUESTORE AIGS Latina Roberto Campagna. Sociologo e giornalista, ha pubblicato una quindicina di libri: saggi sul lavoro e sulle professioni, racconti di storie popolari, opere di narrativa per ragazzi e testi sul cibo. E’ responsabile della pagina di enogastronomia del quotidiano Il Territorio (LT) e direttore della rivista I Lepini.
Roberto Campagna - Esperto del territorio pontino
Roberto Campagna è un sociologo, un esperto del territorio pontino, un giornalista, uno scrittore…insomma un comunicatore!  
Lui fu il primo a raccontare, attraverso i suoi libri e i suoi articoli, il patrimonio culinario pontino, utilizzando spesso la chiave storica. I suoi libri legati al cibo- “ La Fabbrica dei Sapori”, “La Vigna di Bacco” e “Alla Tavola di Diciannove”- sono degli indispensabili passepartout che introducono al pregiato e poco conosciuto patrimonio pontino. La redazione di Circe Gourmet non poteva resistere alla tentazione di porre a Roberto Campagna qualche domanda per capire e approfondire quest’argomento per noi cardine.
Ciao Roberto,
tu sei stato un pioniere della comunicazione legata all’enogastronomia pontina. Cosa ti ha spinto a dedicarti a questo comparto? Sono attratto dalle storie che ci sono dietro un piatto, dietro un prodotto. Perché il cibo è soprattutto ricordo. Quindi, con tutte le operazioni che lo riguardano (coltivazione, produzione, commercializzazione, trasformazione consumo ecc.) si fa anche “cultura”. Insomma, un produttore che decide di puntare su una specialità del territorio o un ristoratore che caratterizza il menù del suo locale con piatti tipici, fa sì una chiara scelta imprenditoriale, ma soprattutto fa un scelta culturale. Lo stesso fa il consumatore che sceglie di mangiare un certo piatto o di comprare un prodotto legato alle tradizioni del territorio, alle proprie radici. Con il mio primo libro dedicato al cibo, La Fabbrica dei Sapori, ho raccontato la storia di imprenditori, di aziende agroalimentari che avevano vinto la sfida scegliendo di produrre specialità locali.
Che cosa vuol dire comunicare un territorio come quello pontino? Non ci vorrebbe molto a mettere in campo un’azione comunicativa forte per la provincia di Latina: basterebbe far conoscere quello che abbiamo partendo da lontano, dal fatto che l’Agro Pontino è parte del Lazio latino, definito la terra santa della latinità. L’Agro Pontino è terra di miti. Ecco, per esempio, il mito locale e mediterraneo delle origini, la ricerca dell’antica madre che Virgilio nell’Eneide racconta come una storia di emigrazione, non sono mai state “sfruttate” per promuovere il territorio. La terra pontina nell’Eneide segna l’arrivo fatale di Enea nell’antica regione Lazio (Latium vetus), un territorio che ancora oggi, dopo migliaia di anni, accoglie le genti più diverse. Se al mito aggiungiamo la storia, le tradizioni, tutte le ricchezze locali, non solo quelle enogastronomiche, ci vorrebbe veramente poco a farci conoscere. Il problema è che finora abbiamo avuto una classe dirigente miope che ancora oggi, nonostante sia fallito il modello di sviluppo della provincia, non si rende conto che bisogna semplicemente… copiare da altri territori.
 Hai all’attivo la pubblicazione di diversi libri che si occupano di questo settore. Come ad esempio l’ultimo nato ”Alla Tavola di Diciannove”, un percorso culturale sul cibo e sul vino dei Monti Lepini guidato dalla vita del brigante bassianese dal nome Diciannove. Tu scrivi “…Tutte quelle antiche pietanze…potrebbero trasformarsi in ricchezza. Essere occasione di sviluppo. Una scommessa…Che la comunità lepina vincerà…”. 
Credi che la sfida che tu hai lanciato abbia germogliato? No. Anche se debbo riconoscere che più di qualcuno l’ha raccolta cominciando a seminare. Quello che raccoglieranno non lo so, ma il fatto che hanno incominciato a credere e a puntare tutto sulle risorse del territorio è estremamente positivo: vuol dire che hanno capito la lezione.
 Credi che il settore agroalimentare pontino abbia ricevuto il suo giusto apprezzamento da parte dei turisti? Ma i turisti conoscono le nostre bontà agroalimentari? 
No, secondo me. E pertanto come fanno ad apprezzarle?
Secondo te, i prodotti della provincia di Latina sono posizionati sotto un riflettore acceso o spento?
Un riflettore accesso fa luce ma anche… ombra. Ecco, ai nostri prodotti, quei pochi che sono arrivati, gli è capitata l’ombra.
Mettiamo il caso che domani ti venga affidata la direzione di una pubblicità che abbia come “testimonial” tre prodotti locali, quale inseriresti senza ombra di dubbio?  L’erba pazza , il pane e le zuppe di pane.  L’erba pazza, che ormai non conosce più nessuno, è un mix di erbe selvatiche. Erbe che in passato venivano raccolte, lessate e saltate in padella. Sono di una bontà unica e nascono nei terreni incontaminati. Servirebbe ad inviare un messaggio di “purezza” del territorio. Il pane perché due fette farcite con l’erba pazza o con un’altra verdura rappresenterebbero bene la storia del territorio e il territorio stesso. Il pane, poi, e stranamente tutti se lo sono dimenticato, è uno dei prodotti simbolo di questo territorio ed è uno di quei prodotti che ha subito la “contaminazione” di altri pani, come quello ferrarese, durante la Bonifica.  Infine, per quanto riguarda le zuppe, non sono un prodotto, ma le ho scelte perché è l’unico piatto che unisce tutto il territorio della provincia di Latina: sui Monti Lepini primeggia la zuppa di fagioli ed altre zuppe, come la bazzoffia e la arrapacornuti, lungo le coste la fa da padrone la zuppa di pesce, nel Sud è rinomata la zuppa di cicerchie e nelle isole ponziane la zuppa di lenticchie o di altri legumi.
 Poniamo il caso invece, che ti venga assegnato il compito di fare d’ambasciatore al settore enogastronomico pontino. 
Quali attività eserciteresti affinché i prodotti locali siano apprezzati e possano assumere una maggiore visibilità?
Farei raccontare le storie dei cibi pontini da menestrelli preparati e cercherei di usare la letteratura per promuovere l’enogastronomia.
Considerando l’ampio ventaglio dei prodotti pontini di qualità, quali credi siano oggi sottovalutati? 
Diciamo la verità: siamo noi i primi a sottovalutare i prodotti locali. Anche quelli tutelati dall’Unione Europea, quelli insomma marchiati Dop o Igp. E non apprezziamo neanche quei prodotti, come i vini per esempio che hanno raggiunto traguardi impensabili fino ad una decina d’anni fa. Quindi se non ci crediamo noi perché dovrebbero crederci gli altri?
Quale consiglio lasceresti ai lettori per far apprezzare loro le prelibatezze locali?
Nessun consiglio, direi loro che “è proprio vero che chi ha il pane non ha i denti”.
___________________________
Ruote Latina        Ruote Italia
Il portale ospita aziende, uomini e piloti e vuol essere un luogo di incontro tra quanti vivono le “ruote”, qualunque esse siano, con passione, consci del valore che l’invenzione della ruota ha rappresentato per l’umanità tutta. Seguiteci con attenzione, non ve ne pentirete.
http://www.ruotelatina.com
ruotelatina@gmail.com
GOOD EARTH
http://ruoteitalia.tumblr.com/archive
http://ruoteitalia.tumblr.com/archive
http://www.ferdinandporsche.net
http://ruoteitalia-blog.tumblr.com/archive
http://leosimonelli.tumblr.com/archive
http://fabiodamiani.tumblr.com/archive
http://italiaunoweb.tumblr.com/archive
http://rossoferrari.tumblr.com/archive
http://fratellicorelli.tumblr.com/archive
http://mitomotori.tumblr.com/archive
http://motodays-2012.tumblr.com/archive

QUESTORE AIGS Latina Roberto Campagna. Sociologo e giornalista, ha pubblicato una quindicina di libri: saggi sul lavoro e sulle professioni, racconti di storie popolari, opere di narrativa per ragazzi e testi sul cibo. E’ responsabile della pagina di enogastronomia del quotidiano Il Territorio (LT) e direttore della rivista I Lepini.

Roberto Campagna - Esperto del territorio pontino

Roberto Campagna è un sociologo, un esperto del territorio pontino, un giornalista, uno scrittore…insomma un comunicatore!  

Lui fu il primo a raccontare, attraverso i suoi libri e i suoi articoli, il patrimonio culinario pontino, utilizzando spesso la chiave storica. I suoi libri legati al cibo- “ La Fabbrica dei Sapori”, “La Vigna di Bacco” e “Alla Tavola di Diciannove”- sono degli indispensabili passepartout che introducono al pregiato e poco conosciuto patrimonio pontino. La redazione di Circe Gourmet non poteva resistere alla tentazione di porre a Roberto Campagna qualche domanda per capire e approfondire quest’argomento per noi cardine.

Ciao Roberto,

tu sei stato un pioniere della comunicazione legata all’enogastronomia pontina. Cosa ti ha spinto a dedicarti a questo comparto?
Sono attratto dalle storie che ci sono dietro un piatto, dietro un prodotto. Perché il cibo è soprattutto ricordo. Quindi, con tutte le operazioni che lo riguardano (coltivazione, produzione, commercializzazione, trasformazione consumo ecc.) si fa anche “cultura”. Insomma, un produttore che decide di puntare su una specialità del territorio o un ristoratore che caratterizza il menù del suo locale con piatti tipici, fa sì una chiara scelta imprenditoriale, ma soprattutto fa un scelta culturale. Lo stesso fa il consumatore che sceglie di mangiare un certo piatto o di comprare un prodotto legato alle tradizioni del territorio, alle proprie radici. Con il mio primo libro dedicato al cibo, La Fabbrica dei Sapori, ho raccontato la storia di imprenditori, di aziende agroalimentari che avevano vinto la sfida scegliendo di produrre specialità locali.


Che cosa vuol dire comunicare un territorio come quello pontino?
Non ci vorrebbe molto a mettere in campo un’azione comunicativa forte per la provincia di Latina: basterebbe far conoscere quello che abbiamo partendo da lontano, dal fatto che l’Agro Pontino è parte del Lazio latino, definito la terra santa della latinità. L’Agro Pontino è terra di miti. Ecco, per esempio, il mito locale e mediterraneo delle origini, la ricerca dell’antica madre che Virgilio nell’Eneide racconta come una storia di emigrazione, non sono mai state “sfruttate” per promuovere il territorio. La terra pontina nell’Eneide segna l’arrivo fatale di Enea nell’antica regione Lazio (Latium vetus), un territorio che ancora oggi, dopo migliaia di anni, accoglie le genti più diverse. Se al mito aggiungiamo la storia, le tradizioni, tutte le ricchezze locali, non solo quelle enogastronomiche, ci vorrebbe veramente poco a farci conoscere. Il problema è che finora abbiamo avuto una classe dirigente miope che ancora oggi, nonostante sia fallito il modello di sviluppo della provincia, non si rende conto che bisogna semplicemente… copiare da altri territori.


Hai all’attivo la pubblicazione di diversi libri che si occupano di questo settore. Come ad esempio l’ultimo nato ”Alla Tavola di Diciannove”, un percorso culturale sul cibo e sul vino dei Monti Lepini guidato dalla vita del brigante bassianese dal nome Diciannove. Tu scrivi “…Tutte quelle antiche pietanze…potrebbero trasformarsi in ricchezza. Essere occasione di sviluppo. Una scommessa…Che la comunità lepina vincerà…”. 

Credi che la sfida che tu hai lanciato abbia germogliato?
No. Anche se debbo riconoscere che più di qualcuno l’ha raccolta cominciando a seminare. Quello che raccoglieranno non lo so, ma il fatto che hanno incominciato a credere e a puntare tutto sulle risorse del territorio è estremamente positivo: vuol dire che hanno capito la lezione.


Credi che il settore agroalimentare pontino abbia ricevuto il suo giusto apprezzamento da parte dei turisti?
Ma i turisti conoscono le nostre bontà agroalimentari? 

No, secondo me. E pertanto come fanno ad apprezzarle?


Secondo te, i prodotti della provincia di Latina sono posizionati sotto un riflettore acceso o spento?

Un riflettore accesso fa luce ma anche… ombra. Ecco, ai nostri prodotti, quei pochi che sono arrivati, gli è capitata l’ombra.


Mettiamo il caso che domani ti venga affidata la direzione di una pubblicità che abbia come “testimonial” tre prodotti locali, quale inseriresti senza ombra di dubbio?
L’erba pazza , il pane e le zuppe di pane.
L’erba pazza, che ormai non conosce più nessuno, è un mix di erbe selvatiche. Erbe che in passato venivano raccolte, lessate e saltate in padella. Sono di una bontà unica e nascono nei terreni incontaminati. Servirebbe ad inviare un messaggio di “purezza” del territorio.
Il pane perché due fette farcite con l’erba pazza o con un’altra verdura rappresenterebbero bene la storia del territorio e il territorio stesso. Il pane, poi, e stranamente tutti se lo sono dimenticato, è uno dei prodotti simbolo di questo territorio ed è uno di quei prodotti che ha subito la “contaminazione” di altri pani, come quello ferrarese, durante la Bonifica.
Infine, per quanto riguarda le zuppe, non sono un prodotto, ma le ho scelte perché è l’unico piatto che unisce tutto il territorio della provincia di Latina: sui Monti Lepini primeggia la zuppa di fagioli ed altre zuppe, come la bazzoffia e la arrapacornuti, lungo le coste la fa da padrone la zuppa di pesce, nel Sud è rinomata la zuppa di cicerchie e nelle isole ponziane la zuppa di lenticchie o di altri legumi.


Poniamo il caso invece, che ti venga assegnato il compito di fare d’ambasciatore al settore enogastronomico pontino. 

Quali attività eserciteresti affinché i prodotti locali siano apprezzati e possano assumere una maggiore visibilità?

Farei raccontare le storie dei cibi pontini da menestrelli preparati e cercherei di usare la letteratura per promuovere l’enogastronomia.


Considerando l’ampio ventaglio dei prodotti pontini di qualità, quali credi siano oggi sottovalutati? 

Diciamo la verità: siamo noi i primi a sottovalutare i prodotti locali. Anche quelli tutelati dall’Unione Europea, quelli insomma marchiati Dop o Igp. E non apprezziamo neanche quei prodotti, come i vini per esempio che hanno raggiunto traguardi impensabili fino ad una decina d’anni fa. Quindi se non ci crediamo noi perché dovrebbero crederci gli altri?


Quale consiglio lasceresti ai lettori per far apprezzare loro le prelibatezze locali?

Nessun consiglio, direi loro che “è proprio vero che chi ha il pane non ha i denti”.

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Ruote Latina        Ruote Italia

Il portale ospita aziende, uomini e piloti e vuol essere un luogo di incontro tra quanti vivono le “ruote”, qualunque esse siano, con passione, consci del valore che l’invenzione della ruota ha rappresentato per l’umanità tutta. Seguiteci con attenzione, non ve ne pentirete.

http://www.ruotelatina.com

ruotelatina@gmail.com

GOOD EARTH

http://ruoteitalia.tumblr.com/archive

http://ruoteitalia.tumblr.com/archive

http://www.ferdinandporsche.net

http://ruoteitalia-blog.tumblr.com/archive

http://leosimonelli.tumblr.com/archive

http://fabiodamiani.tumblr.com/archive

http://italiaunoweb.tumblr.com/archive

http://rossoferrari.tumblr.com/archive

http://fratellicorelli.tumblr.com/archive

http://mitomotori.tumblr.com/archive

http://motodays-2012.tumblr.com/archive

Il noto ristoratore ITALO DI COCCO, presenta la sua ultima fatica letteraria sull’utilizzo del kiwi in cucina:  “il Kiwi in tavola”, questo il titolo del libro (in collaborazione a Pasquale Pecora ed Alessandra Orlacchio) edito da Mariotti Publishing.
In 156 pagine fitte di notizie, ricette e foto si presentano tutte le speciali virtù di questo frutto che, ha trovato della provincia di Latina la sua nuova patria. Cisterna infatti vanta la miglior produzione di questa pianta su scala mondiale.
Leggiamo la presentazione con le parole del Prof. Carlo Cannella:
Il kiwi è un frutto che viene da lontano, dalla Cina passando per la Nuova
Zelanda per giungere in Italia dove ha trovato agronomi esperti, clima
temperato, terreno fertile a una popolazione che, grazie alle origini contadine,
è abituata a consumare frutta fresca tutti i giorni seguendo l’offerta
stagionale del mercato.
Dal mese di Novembre a Giugno le nostre tavole si sono così arricchite
di un nuovo frutto che ha conquistato tutti con la sua polpa succosa colorata
e saporita. I! successo del kiwi è dovuto al contrasto tra l’aspetto
esterno, ovoidale di colore bruno opaco, coperto da una fine peluria, e
quello interno, di colore verde intenso e di consistenza succosa e profumata.
Anche in questo caso la buccia serve soltanto per proteggere il
prezioso contenuto in nutrienti della polpa, che grazie al suo importante
valore nutritivo, consente, similmente ad altri frutti di maggior popolarità,
di affermare che anche il kiwi , se consumato ogni giorno, aiuta a togliere
il medico di torno.
ll kiwi è un frutto mediamente calorico, contiene infatti circa 50 kcal per
100 g di polpa; è una discreta fonte di zuccheri, di fibra, di potassio e
contiene anche molta vitamina C, nota per la sua funzione protettrice
antiossidante. Piuttosto che far ricorso agli integratori per regolarizzare la
fu nzione intestinale e/o per proteggerci dal rischio ossidativo possiamo
consumare più frutta fresca mantenendo così le nostre abitudini alimentari
mediterranee. Ouando scegliamo un kiwi ricordiamoci che è un cibo
leggero, povero di calorie ma ricco di nutrimento, di fibra, minerali e vitamina C.
Prof. Carlo Cannella
Presidente INRAN
(Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione)
Editore
Mariotti Publishing S.r.l. Via L. Cicognara, 11   -  20129 MILANO
Tel. 02/7382448 -76114154   Fax 02/70100538
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Il noto ristoratore ITALO DI COCCO, presenta la sua ultima fatica letteraria sull’utilizzo del kiwi in cucina:  “il Kiwi in tavola”, questo il titolo del libro (in collaborazione a Pasquale Pecora ed Alessandra Orlacchio) edito da Mariotti Publishing.

In 156 pagine fitte di notizie, ricette e foto si presentano tutte le speciali virtù di questo frutto che, ha trovato della provincia di Latina la sua nuova patria. Cisterna infatti vanta la miglior produzione di questa pianta su scala mondiale.

Leggiamo la presentazione con le parole del Prof. Carlo Cannella:

Il kiwi è un frutto che viene da lontano, dalla Cina passando per la Nuova

Zelanda per giungere in Italia dove ha trovato agronomi esperti, clima

temperato, terreno fertile a una popolazione che, grazie alle origini contadine,

è abituata a consumare frutta fresca tutti i giorni seguendo l’offerta

stagionale del mercato.

Dal mese di Novembre a Giugno le nostre tavole si sono così arricchite

di un nuovo frutto che ha conquistato tutti con la sua polpa succosa colorata

e saporita. I! successo del kiwi è dovuto al contrasto tra l’aspetto

esterno, ovoidale di colore bruno opaco, coperto da una fine peluria, e

quello interno, di colore verde intenso e di consistenza succosa e profumata.

Anche in questo caso la buccia serve soltanto per proteggere il

prezioso contenuto in nutrienti della polpa, che grazie al suo importante

valore nutritivo, consente, similmente ad altri frutti di maggior popolarità,

di affermare che anche il kiwi , se consumato ogni giorno, aiuta a togliere

il medico di torno.

ll kiwi è un frutto mediamente calorico, contiene infatti circa 50 kcal per

100 g di polpa; è una discreta fonte di zuccheri, di fibra, di potassio e

contiene anche molta vitamina C, nota per la sua funzione protettrice

antiossidante. Piuttosto che far ricorso agli integratori per regolarizzare la

fu nzione intestinale e/o per proteggerci dal rischio ossidativo possiamo

consumare più frutta fresca mantenendo così le nostre abitudini alimentari

mediterranee. Ouando scegliamo un kiwi ricordiamoci che è un cibo

leggero, povero di calorie ma ricco di nutrimento, di fibra, minerali e vitamina C.

Prof. Carlo Cannella

Presidente INRAN

(Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione)

Editore

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Tel. 02/7382448 -76114154   Fax 02/70100538

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Parlare dell’Azienda dei Fratelli PETRUCCI 
è ripercorrere la storia stessa del formaggio, perché sebbene le tecniche di produzione si siano nel tempo affinate (soprattutto per quanto riguarda le norme igieniche della produzione e della corretta stagionatura), l’esperienza del casaro, con la scelta dei pascoli per il miglior latte fresco e delle modalità di trasformazione dello stesso (temperature e tempi), rende questo prodotto artigianale ricco di tipicità e di valori, che si sommano ai sentori dell’elemento principale, che è il latte, determinando una gamma vastissima di prodotti diversi per qualità e tipologia.
I Fratelli Petrucci, ricchi del patrimonio culturale di un’arte tramandata da padre in figlio per generazioni, hanno saputo riunire e soddisfare tutte le esigenze produttive e di distribuzione, creando una azienda moderna ed al passo con i tempi, garantendo prodotti di qualità costante, rispetto assoluto dell’igiene e della tracciabilità del prodotto, nonché tempi di consegna assicurati.
http://www.petrucciformaggi.com/petrucciformaggi/Benvenuti_welcome.html
http://www.italiaunoweb.com/
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Parlare dell’Azienda dei Fratelli PETRUCCI 

è ripercorrere la storia stessa del formaggio, perché sebbene le tecniche di produzione si siano nel tempo affinate (soprattutto per quanto riguarda le norme igieniche della produzione e della corretta stagionatura), l’esperienza del casaro, con la scelta dei pascoli per il miglior latte fresco e delle modalità di trasformazione dello stesso (temperature e tempi), rende questo prodotto artigianale ricco di tipicità e di valori, che si sommano ai sentori dell’elemento principale, che è il latte, determinando una gamma vastissima di prodotti diversi per qualità e tipologia.

I Fratelli Petrucci, ricchi del patrimonio culturale di un’arte tramandata da padre in figlio per generazioni, hanno saputo riunire e soddisfare tutte le esigenze produttive e di distribuzione, creando una azienda moderna ed al passo con i tempi, garantendo prodotti di qualità costante, rispetto assoluto dell’igiene e della tracciabilità del prodotto, nonché tempi di consegna assicurati.

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SAGRA DEL CARCIOFO SETINO  SEZZE (LATINA)  22 Aprile 2012!
Il carciofo: il migliore senz’altro è il tipo romanesco. Oltre ad avere un sapore gradevolissimo, è un alimento sano. Un prodotto assai diffuso in Italia e ottenuto da una graduale selezione del cardo. Quello di Sezze Romano è tra i più rinomati e prelibati per il suo gradevolissimo sapore. Gli abitanti della cittadina laziale, i Sezzesi, chiamano ancora cardini i primi e più teneri frutti della pianta.
Il clima eccezionale dell’area setina, riparata a nord-est dai Monti Lepini e riscaldata a sud-ovest dalla brezza tirrenica, unito alle caratteristiche esclusive dei terreni di cultura costituiscono l’elemento principe che determina la qualità del carciofo di Sezze. La sua tipica fragranza, la morbidezza del “cuore”, i teneri petali lo rendono apprezzatissimo sulle tavole dei buongustai. E’ un alimento sano che contiene notevoli quantitativi di ferro e fibra e che grazie alla cinarina favorisce la digestione ed ha una azione lievemente diuretica.
Il carciofo è quindi perfettamente in linea con le indicazioni della “dieta mediterranea”, un modello alimentare noto ed apprezzato in tutto il mondo.
In Italia la coltivazione del carciofo risale al XV secolo, arrivata dal vicino Medio-Oriente nelle regioni meridionali. Si diffuse con una rapidità sorprendente, considerate le caratteristiche di gusto e le molteplicità degli usi in cucina. Oggi è una coltura assai diffusa nelle regioni meridionali. Ma è nel Lazio che si sono sviluppate le colture più ricercate del carciofo romanesco: il più tenero e gustoso. A pochi passi da Roma e da Napoli, Sezze è la città che rivendica il primato della qualità.
Ogni anno il Comune insieme alle cooperative agricole e ai produttori organizza la sagra del carciofo setino, una festa popolare nata con lo scopo di coniugare l’offerta della tipica gastronomia locale alla valorizzazione delle bellissime risorse ambientali dei Monti Lepini.

La manifestazione si svolge in Aprile; è soprattutto un’occasione per gustare il carciofo nelle sue migliori ricette, come quelle alla giudia e al forno. Gli organizzatori assicurano che ne verranno cucinati e distribuiti in piazza a migliaia. Tutti potranno assaggiarli seduti nelle tavolate attrezzate nella bella cornice dell’antico centro storico.
Il prossimo appuntamento da segnalare, sempre a Sezze è la 
Sagra della Zuppa di pane con fagioli
che si svolge ogni anno i primi sabato e domenica di agosto
http://www.ruotelatina.com          ruotelatina@gmail.com

SAGRA DEL CARCIOFO SETINO  SEZZE (LATINA)  22 Aprile 2012!

Il carciofo: il migliore senz’altro è il tipo romanesco. Oltre ad avere un sapore gradevolissimo, è un alimento sano. Un prodotto assai diffuso in Italia e ottenuto da una graduale selezione del cardo. Quello di Sezze Romano è tra i più rinomati e prelibati per il suo gradevolissimo sapore. Gli abitanti della cittadina laziale, i Sezzesi, chiamano ancora cardini i primi e più teneri frutti della pianta.
Il clima eccezionale dell’area setina, riparata a nord-est dai Monti Lepini e riscaldata a sud-ovest dalla brezza tirrenica, unito alle caratteristiche esclusive dei terreni di cultura costituiscono l’elemento principe che determina la qualità del carciofo di Sezze. La sua tipica fragranza, la morbidezza del “cuore”, i teneri petali lo rendono apprezzatissimo sulle tavole dei buongustai. E’ un alimento sano che contiene notevoli quantitativi di ferro e fibra e che grazie alla cinarina favorisce la digestione ed ha una azione lievemente diuretica.
Il carciofo è quindi perfettamente in linea con le indicazioni della “dieta mediterranea”, un modello alimentare noto ed apprezzato in tutto il mondo.
In Italia la coltivazione del carciofo risale al XV secolo, arrivata dal vicino Medio-Oriente nelle regioni meridionali. Si diffuse con una rapidità sorprendente, considerate le caratteristiche di gusto e le molteplicità degli usi in cucina. Oggi è una coltura assai diffusa nelle regioni meridionali. Ma è nel Lazio che si sono sviluppate le colture più ricercate del carciofo romanesco: il più tenero e gustoso. A pochi passi da Roma e da Napoli, Sezze è la città che rivendica il primato della qualità.
Ogni anno il Comune insieme alle cooperative agricole e ai produttori organizza la sagra del carciofo setino, una festa popolare nata con lo scopo di coniugare l’offerta della tipica gastronomia locale alla valorizzazione delle bellissime risorse ambientali dei Monti Lepini.


La manifestazione si svolge in Aprile; è soprattutto un’occasione per gustare il carciofo nelle sue migliori ricette, come quelle alla giudia e al forno. Gli organizzatori assicurano che ne verranno cucinati e distribuiti in piazza a migliaia. Tutti potranno assaggiarli seduti nelle tavolate attrezzate nella bella cornice dell’antico centro storico.

Il prossimo appuntamento da segnalare, sempre a Sezze è la

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italian-cooking:

BRASATO AL BAROLO
Ingredienti:
un chilo abbondante di sottopaletta di vitello (arrosto della vena)
30 g di burro
olio d’oliva
sale
pepe
Per la marinata:
una bottiglia di vino Barolo
una cipolla
una carota
una costa di sedano
3 chiodi di garofano
un pezzo di cannella
3 foglie di alloro
un rametto di rosmarino
2 spicchi d’aglio
Procedura:
Sistemate la sottopaletta di vitello in un recipiente di coccio (dianèt), aggiungete le verdure della marinata fatte a tocchetti e gli odori e coprite col vino Barolo. Lasciate riposare la carne nella marinata almeno per una notte o per dodici ore. Levate quindi la carne dal vino, asciugatela e fatela rosolare con burro ed olio d’oliva a fuoco piuttosto vivace e sotto controllo: quando ha assunto il colore e la crosticina tipica della brasatura, unite il vino della marinata insieme alle verdure e agli odori, salate e pepate. Fate cuocere a fuoco tranquillo e a tegame incoperchiato per circa tre ore. Controllate di tanto in tanto la carne rivoltandola oppure bagnandola col liquido di cottura. Il brodo di cottura deve restringersi a poco a poco fino ad assumere la giusta consistenza. A cottura ultimata, togliete la carne, tagliatela a fette non troppo sottili ed irroratele col fondo di cottura dal quale avrete allontanato il rosmarino, l’alloro e l’aglio. Il brasato va servito caldo, eventualmente guarnito con cipolline d’Ivrea in agrodolce.
ENGLISH VERSION: http://www.langhe.net/recipes/brasato-with-barolo/?lang=en

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BRASATO AL BAROLO

Ingredienti:

  • un chilo abbondante di sottopaletta di vitello (arrosto della vena)
  • 30 g di burro
  • olio d’oliva
  • sale
  • pepe
Per la marinata:
  • una bottiglia di vino Barolo
  • una cipolla
  • una carota
  • una costa di sedano
  • 3 chiodi di garofano
  • un pezzo di cannella
  • 3 foglie di alloro
  • un rametto di rosmarino
  • 2 spicchi d’aglio

Procedura:

Sistemate la sottopaletta di vitello in un recipiente di coccio (dianèt), aggiungete le verdure della marinata fatte a tocchetti e gli odori e coprite col vino Barolo. Lasciate riposare la carne nella marinata almeno per una notte o per dodici ore. Levate quindi la carne dal vino, asciugatela e fatela rosolare con burro ed olio d’oliva a fuoco piuttosto vivace e sotto controllo: quando ha assunto il colore e la crosticina tipica della brasatura, unite il vino della marinata insieme alle verdure e agli odori, salate e pepate. Fate cuocere a fuoco tranquillo e a tegame incoperchiato per circa tre ore. Controllate di tanto in tanto la carne rivoltandola oppure bagnandola col liquido di cottura. Il brodo di cottura deve restringersi a poco a poco fino ad assumere la giusta consistenza. A cottura ultimata, togliete la carne, tagliatela a fette non troppo sottili ed irroratele col fondo di cottura dal quale avrete allontanato il rosmarino, l’alloro e l’aglio. Il brasato va servito caldo, eventualmente guarnito con cipolline d’Ivrea in agrodolce.

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